| In vetrina: Il pennello artistico |
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È soltanto dal Rinascimento che siamo a conoscenza, grazie all'italiano Cennino Cennini, come venivano assemblati i pennelli. Nel suo libro "Il libro dell'arte", stampato nel 1437, dedicò il 63° capitolo al pennello, mentre i pittori dell'epoca dovettero a lungo assemblarli da soli. Ancora oggi la produzione di pennelli è considerata una vera arte.
Il maestro riempie un cilindro di ottone con i peli necessari per il pennello desiderato. Lo fa in un unico gesto studiato. Dopodichè batte il cilindro sul tavolo, finchè tutti i peli rientrino nella giusta posizione.
Il mazzetto di peli, estratto dal cilindro, viene poi girato con la punta delle dita e fissato con un filo. Per mantenerlo teso durante il procedimento, il maestro lo tiene con i denti. Il tutto viene inserito in una ghiera e incollato con un dosaggio preciso di colla.
Al giorno d'oggi quando si passa attraverso i locali di produzione, inondati di luce, non si può neanche immaginare com fosse l'aria negli anni trenta all'interno di queste stanze, quando l'odore dei grassi animali mescolato a quelli dei diversi collanti di allora, alla pece e alla colla, si diffondeva per tutti i locali.
Grazie alle mani operose di abili donne e apprendisti, seguiti dal mastro artigiano del reparto, ogni giorno si realizzano 10.000 pennelli pregiati.
Chi col pennello pieno di colore spinge sulla carta, utilizza ovviamente le sue ottime caratteristiche: la ricca capacità riempitiva, la vivace forza elastica delle setole, l'immediato ripristino della forma ogni volta che il pennello viene immerso nel colore. Uno strumento fine ed estremamente elastico danza sulla superficie da dipingere. I peli ribelli appartengono oramai al passato. Commenti
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